
Del bell'articolo pubblicato su
La Stampa, tralascio le righe dedicate ai presunti vip (attori, scrittori, calciatori, sacerdoti, professori, professionisti...) e vi riporto solo quelle della "scena".
La polizia di Torino scopre che una sauna gay, l'Antares, nel cuore dell'elegante quartiere della Crocetta, si era trasformata in un "casotto". Blitz nella tarda sera di venerdì, con decine di agenti che irrompono nel club. Dentro una decina di prostituti, italiani e stranieri, al lavoro con una trentina di clienti. Separè e lettini da massaggi. Candele profumate e preservativi gettati per terra, con gli agenti che fanno lo slalom. Asciugamano in vita, le pantofole di pezza e il perizoma (non tutti). Molti erano già "operativi", un gruppetto ha cercato di re-infilarsi in fretta la grisaglia d'ordinanza.
I clienti uomini: tutti di mezza età, tanti sessantenni e anche qualche ultra. Temono lo scandalo e non hanno torto. Il più imbarazzato, in preda a una crisi nervosa, era il padre missionario. Ma per il preside e l'ex sindaco non sono stati momenti belli. A casa li aspettano mogli e figli.
L'orario della sauna era flessibile: 14-20 e 16-24. Tappezzerie rosso sangue, la statua di Apollo color oro in grandezza naturale e persino un ritratto di Gesù, fuori luogo nonostante la costante presenza di preti gay. Una video room per guardarsi in santa pace i film porno che in casa, nel salotto buono, non potresti. Titoli suggestivi, le foto sulle custodie delle cassette e di cd mostrano ragazzi muscolosi, alcuni neri, con membri enormi ed espressioni decise. Il resto della "casa", divisa su due piani, ci svela uno stile decadente, con abat-jour gialli dalla luce bassa e ovattata, e stampe giapponesi. Poi l'area hard: lettini spartani, divisi da sottili paravento. Musica d'atmosfera, come nei fitness club.

I boys sono un po' naif e ammettono candidamente di prostituirsi, tra loro un torinese da poco diciottenne. I romeni, giovanissimi, hanno un'aria più dura. Alcuni si sono "fidanzati" con gli habituè e dopo la sauna li seguono a casa. "Non facevamo niente di male - hanno detto due dolci brasiliani - ci facevamo pagare!".