Ieri sono stato al turno al cinema, e il film che abbiamo proiettato,
Tutta una vita davanti di Paolo Virzì, mi ha un pochino angosciato. La trama è concentrata sul precariato e sullo sfruttamento dei lavoratori da parte delle aziende. Nulla di nuovo, ovviamente, ma la tematica fa riflettere (e impensierire!)...

Un mondo plasticamente sorridente e spaventato, in cui vittime (giovani precari pieni di speranze) e carnefici sono accomunati da una stessa ansia per il futuro che si tramuta in folle disperazione.
Con umiltà e onestà intellettuale, Virzì si muove tra le spaventose dinamiche del mondo moderno senza mai cadere nel facile giudizio o nel pietismo, mantenendo sempre in primo piano il suo amore per gli ultimi e una compassione per le sue creature disperate e perfide, figlie di una società malata, ma forse non ancora terminale.
Bravo anche l'intero cast: Isabella Ragonese, Sabrina Ferilli, Elio Germano, Massimo Ghini, Valerio Mastandrea.