
Tutti se la ricordano così, per quella foto che compare uguale in ogni libro: un filo di trucco sugli occhi, lo sguardo un po' severo, la mano che regge gli occhialoni anni Settanta e, tra le dita, l'anello regalatole da
Panagulis, il grande amore scomparso. Per quindici anni
Oriana Fallaci ha preteso sempre e solo quell'immagine, scattata nel '79 da Francesco Scavullo.
Quando si scoprì malata di tumore (era il 1993), decise infatti di non mostrare più il suo volto. Il desiderio di affrontare la malattia lontano dai riflettori, forse anche il vezzo di fermare il tempo lasciando di sé un'immagine accattivante. In ogni caso una scelta che, dopo la pubblicazione del pamphlet anti-islamici post 11 Settembre, ne ha sicuramente aumentato il fascino mediatico.
Al '90 risale infatti l'ultimo servizio fotografico (firmato da Oliviero Toscani) e al '92 l'ultima apparizione televisiva concessa per lo Speciale TG1 al collega e amico Gino Nebiolo.

O almeno così credevano i lettori italiani prima di trovare su YouTube un'intervista realizzata da Charlie Rose tre anni prima della morte della scrittrice, avvenuta il 15 settembre 2006. La Fallaci appare una donna anziana ma non troppo segnata dalla malattia. Orecchini di perle, capelli raccolti dietro la nuca, perfettamente a suo agio davanti alla telecamera. Sorniona e pronta come sempre a sparare i suoi giudizi davvero poco
politically correct. Dopo aver definito Gheddafi uno stupido se la prende con Arafat: lo chiama "bastardo", dice di averlo incontrato con lo spirito con cui si incontra un nemico. "Sosteneva che la sua cultura fosse superiore alla mia. Ma come, lui può affermare una cosa del genere e io non posso dire che invece è la mia cultura a essere superiore alla sua?".
Nella stessa intervista non salva nemmeno la sua grande passione, la scrittura: "Sono lenta a scrivere. E odio farlo. E' la cosa più crudele al mondo, ti costringe a essere emotiva e a me la cosa non piace per niente".